In un piccolo paese, ai piedi delle montagne, vive Rosa. Come accade a un numero crescente di anziani nelle aree interne e nei piccoli comuni, Rosa è una donna sola: innamorata della terra, dei suoi profumi veri, autentici, dopo gli orrori della guerra cui aveva partecipato portando i corpi straziati di tanti giovani. Sola e abbandonata dai pochi parenti che le sono rimasti, vittima di un isolamento sociale che con gli anni si è fatto sempre più duro e amaro. Senza una famiglia accanto, si è lasciata andare. Ha smesso di lavarsi, di curarsi, di accudire la vecchia casa di pietra dei suoi genitori. Le sono rimasti solo la sua terra, i suoi ricordi e i suoi animali: due caprette, qualche gallina, i gatti acciambellati tra le cose vecchie e Fumo, il cane pastore dall’orecchio spezzato che l’aspetta ogni mattina sul gradino di pietra. 

Poi, un giorno, qualcuno si è fermato. Un uomo del paese, che da sempre vegliava da lontano sulla sua fragile dignità, e Chiara, una giovane madre, hanno scelto di non scansare quella «ombra» che tutti evitavano. Le hanno parlato, l’hanno ascoltata, l’hanno liberata dalla solitudine. E Rosa ha capito di essere ancora voluta bene, di un affetto gratuito che non chiede nulla in cambio. Ha ritrovato il sorriso, le parole trattenute per decenni, persino la voglia di abbracciare. Così, quando è arrivata la malattia che ha richiesto un ricovero ospedaliero prima ed un accesso ad una casa di riposo poi, Rosa non era sola. Le sue condizioni di salute stanno migliorando e lei vorrebbe, con tutte le sue forze, tornare a casa, vivere gli ultimi anni e morire tra le sue montagne e la sua terra. 

La sua storia ci interessa, ci chiede una risposta, un aiuto concreto. Lo dobbiamo a lei e dobbiamo lasciare che questa vicenda ci interroghi: in Italia milioni di anziani sono completamente soli e nei piccoli Comuni ci sono migliaia di «Rose»: esistenze ritirate dietro persiane chiuse, in borghi che le hanno dimenticate.

E c’è in noi anche un’amarezza: averla abbandonata così a lungo al suo destino. Colpa di nessuno e colpa di tutti. Per questo vogliamo che Rosa, possa davvero tornare alla sua dimora — accudita, curata e di nuovo circondata da una comunità. Non è soltanto il suo riscatto: è anche il nostro, dall’indifferenza e dalla durezza di cuore. Il vecchio sindaco aveva già disinfestato e ripulito la casa: a noi resta solo il compito lieto di imbiancarla, arredarla, renderla confortevole e poi riempirla del nostro calore umano.

Per questo lanciamo una raccolta fondi di 10.000 euro, perché a Rosa siano restituite una casa e una comunità, e a noi la dignità di uomini e donne che non si lasciano scorrere addosso il dolore degli altri. Non è una storia isolata e non finisce qui: l’abbandono e la solitudine hanno fatto molte altre vittime, e tutte vogliamo liberarle e consolarle. Abbiamo un sogno: che sulle mura del nostro paese si possa un giorno scrivere: qui non lasciamo indietro nessuno. 

                                                            «Rosa» è un nome di fantasia.

 

 

Riportiamo Rosa a Casa

Una casa per lei, un riscatto per tutti noi

10.000 euro per farla tornare nella sua abitazione, dopo averla imbiancata ed arredata

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