Il tema dell’iniziativa principale e i contenuti

Si è svolto lo scorso 15 aprile, presso la Camera dei Deputati, l’incontro promosso dalla Fondazione Età Grande dal titolo “Radici e futuro – l’alleanza tra generazioni per la rinascita delle aree interne”.

Un appuntamento che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, esperti e operatori del sociale per affrontare un tema sempre più attuale: il rapporto tra giovani e anziani e il futuro dei territori più fragili del Paese.

Nel corso dell’incontro si sono alternati interventi dal tavolo dei relatori e momenti di riflessione condivisa, con particolare attenzione al ruolo delle generazioni nella costruzione di nuove prospettive di sviluppo.

Al centro del dibattito, la necessità di rafforzare il legame tra giovani e anziani, riconoscendo in questi ultimi non solo una componente da tutelare, ma una risorsa attiva per la società. Un passaggio più volte sottolineato durante gli interventi, in cui è emersa l’importanza della memoria, dell’esperienza e del contributo sociale delle persone anziane.

Ampio spazio è stato dedicato anche al tema delle aree interne, spesso segnate da spopolamento e isolamento. In questo contesto, è stata evidenziata la necessità di politiche capaci di rilanciare i territori, valorizzando le comunità locali e promuovendo nuove forme di collaborazione tra istituzioni e cittadini.

Tra i messaggi emersi nel corso dell’incontro, quello della responsabilità condivisa: costruire il futuro richiede il contributo di tutte le generazioni. È proprio nella relazione tra giovani e anziani, infatti, che può nascere un modello di sviluppo più equilibrato e sostenibile.

L’iniziativa si è conclusa con un confronto partecipato e con la consapevolezza che il tema dell’alleanza tra generazioni rappresenta una sfida centrale per il Paese.

Un momento di dialogo che non si esaurisce nell’incontro, ma che punta a tradursi in azioni concrete per il rilancio dei territori e il rafforzamento del tessuto sociale.

Riflessioni a partire dal testo “Beato chi non ha perduto la sua speranza” (Sir 14,2) di Papa Leone XIV

In occasione della V Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani che si celebrerà il 27 luglio, la Fondazione Età Grande rilancia l’appello di Papa Leone XIV con le parole di Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Great Age Foundation e voce autorevole del dibattito sulla dignità della vecchiaia in Italia.

Nel commentare il messaggio papale intitolato “Beato chi non ha perduto la sua speranza”, Mons. Paglia sottolinea con forza la necessità di un vero cambio di passo culturale: un Giubileo che non si celebri solo attraversando le porte delle basiliche, ma varcando con coraggio le porte delle case dove tanti anziani vivono nella solitudine. «Quelle porte devono diventare sante – afferma – perché chi le attraversa, chi fa visita a un anziano abbandonato, vive davvero il senso più autentico del Giubileo: l’incontro, la festa, la rinascita del legame».

Qui il discorso integrale di Papa Leone XIV

Una pastorale della vecchiaia che parte dal Vangelo

Mons. Paglia richiama la centralità biblica della vecchiaia come tempo di chiamata, e la necessità urgente di una pastorale dedicata alla terza e quarta età. Citando le parole del Papa, invita a cogliere gli anni in più come una vocazione alla testimonianza, alla trasmissione della fede, all’esercizio di un «magistero della fragilità». Un magistero silenzioso ma potente, capace di illuminare la vita degli altri con la sola forza della debolezza accolta, offerta, condivisa.

Nonni e nipoti, una relazione da riscoprire

Un’attenzione particolare Mons. Paglia la riserva al legame intergenerazionale tra nonni e nipoti, già richiamato da papa Francesco e ora rilanciato con forza da Leone XIV. In un tempo segnato dalla disgregazione affettiva, il legame tra anziani e bambini può divenire la chiave per riscoprire radici, identità, fede. «I nonni devono sentirsi responsabili della trasmissione della fede – dice Paglia – in un tempo in cui tanti genitori hanno abdicato a questo compito. Tocca a loro insegnare ai nipoti a pregare, a parlare di Gesù, a vivere la messa come incontro».

Il tempo della fragilità come tempo di grazia

Nel messaggio del Papa, Paglia legge un invito a scorgere nella vecchiaia un tempo di grazia e di bellezza possibile. Non una stagione inutile, ma una beatitudine, se vissuta nella luce della speranza evangelica. «Il nostro fisico si va disfacendo, ma l’uomo interiore si rinnova di giorno in giorno» – questa la citazione conclusiva del messaggio papale, che Mons. Paglia rilancia come sintesi di un pensiero capace di rivoluzionare la visione dominante dell’invecchiamento.

Una chiamata alla società intera

La riflessione si chiude con un’esortazione: ogni parrocchia, ogni associazione, ogni cittadino è chiamato a diventare protagonista della rivoluzione della gratitudine e della cura. «Siamo tutti responsabili – conclude Mons. Paglia – di un nuovo modo di abitare la vecchiaia. Farlo è un gesto di giustizia, di civiltà, ma anche di fede viva».

Approfondimenti

📰 Avvenire.it – Il Papa agli anziani: «L’amore e la preghiera non hanno età» [di Tommaso Piccoli – link all’articolo] con il testo integrale del discorso del Santo Padre

📰 Avvenire.it – Non lasciamo soli gli anziani: anche questa è una Porta Santa del Giubileo [di Vincenzo Paglia – link all’articolo] con il testo integrale del commento di Mons Vincenzo Paglia