The political and cultural horizon of the new proxy law for the elderly population
This volume aims to introduce the reader not only to the description of the new delegated law in its many points, but explores and explains the ethical, cultural, social, and health reasons that inspired it. Without fear of contradiction, it is, at least in the spirit of the drafters, a true human revolution before a welfare revolution.
The law finally follows the major demographic changes that have characterized the country since the 19th century, coming full circle in our time. We have gone from a society characterized by a few percentage points of over-65s, to mass old age: almost one in four citizens is now elderly. Life expectancy in two centuries has increased, for almost everyone by about 30 years! A great significant progress that nevertheless has not fully entered our consciousness and culture. For the new 30 years in fact we have invented only the pension!
Come trascorrerli? Sono solo una stagione di declino? Un tempo da spendere fra cure mediche e badanti? O non si tratta invece di una nuova età della vita che ci è stata donata e che dobbiamo “Inventare”? Ce lo chiedono 14 milioni di anziani, per la massima parte ancora attivi, pieni di vita ed esperienza, di voglia di fare, di partecipare e di contribuire ancora allo sviluppo della nostra società. La legge pone le premesse di questo rovesciamento di fronte – da una idea di scarto, spesa e naufragio, alla rivalutazione di una età in cui si fa ancora molto, si partecipa, si contribuisce significativamente. Era necessario dunque partire da una nuova e moderna lettura dei diritti degli anziani e dei doveri della società, un cambiamento non solo giuridico ma culturale e umano richiesto a tutti.
The charter is explained in the first three chapters and is the result of the work of the Commission for the reform of social and health care for the elderly population istituita nel 2020 dal Ministro Speranza e che mi onoro di presiedere. Essa rappresenta il messaggio di una nazione anziana – tra le più anziane del mondo – a tutti i paesi. Io credo un messaggio di civiltà da diffondere ovunque e di cui vorrei il Governo si facesse portatore. La stiamo traducendo in moltissime lingue e sarebbe bello portarla alle Nazioni Unite. Il quarto capitolo tratta ed approfondisce le premesse demografiche, sociali e di assetto assistenziale del nostro paese: ci restituisce un quadro per certi versi e per una certa mentalità a prima vista preoccupante, dominato da fenomeni di declino demografico, invecchiamento e spopolamento. Ma proprio in questo contesto ci aiuta a comprendere e ricomprendere meglio il ruolo strategico dei flussi migratori, dei servizi, della loro articolazione e dei mutamenti organizzativi che potranno innovare in profondità l’Italia.
Il quinto capitolo riassume e sintetizza visione e missione della legge, illustrandone la sostenibilità, i principi, le linee guida e i cambiamenti proposti rispetto al presente. Vorrei dire che la legge propone una “utopia sostenibile” che aiuta l’anziano a non emarginarsi dalla sua abitazione e dal tessuto connettivo sociale e familiare in cui si colloca e disegna attorno a lui una presa in carico molto personalizzata attraverso quello che abbiamo chiamato, evocandolo da un passato non troppo lontano, “continuum assistenziale”. Siamo ben consapevoli che la non autosufficienza rappresenta oggi un grande problema ma non possiamo e non vogliamo definire l’anziano rispetto a questo parametro: nessuno è mai solo la sua malattia, le sue ferite, i suoi limiti. Restiamo sempre persone!
In this sense, the law opens up, I would say in a revolutionary way, to the concept of frailty, an expression that best defines every elderly person ( I would like to say every human being) and that pushes us to place ourselves on the front line of preventive thinking, respectful of present conditions and concerned about everyone's future.
