Il Rapporto Osservasalute 2025 fotografa un Paese che invecchia rapidamente: l’età media passa a 46,6 anni, con proiezioni verso circa 50,8 anni nel 2050.Gli over 65 rappresentano già circa un quarto della popolazione (intorno al 24–25%) e sono attesi in ulteriore crescita, fino a circa un terzo entro metà secolo. Aumentano nettamente le malattie croniche: ipertensione, diabete, BPCO, cardiopatie e multimorbidità sono più diffuse tra gli anziani, che trascorrono una quota crescente di anni in condizioni di salute non buona.
The report highlights how many years of life gained are not necessarily years in good health, with an expansion of morbidity (more years lived with chronic conditions).
Il 40% circa degli over 65 vive solo, pari a circa 4,4 milioni di persone, con una quota maggiore di donne anziane e un marcato squilibrio territoriale. Tra questi, circa 1,3 milioni di over 75 non ricevono un aiuto adeguato nelle attività quotidiane (cura personale, spostamenti, gestione della casa), configurando un bisogno latente di assistenza domiciliare. Il rapporto sottolinea che la solitudine è un fattore di rischio indipendente, associato a peggiori esiti di salute, maggiore uso inappropriato dei servizi ospedalieri e maggiore mortalità.
In termini di condizioni economiche, si stima che il 6,2% degli over 65 sia in povertà assoluta e il 9,3% in povertà relativa, con un impatto più pesante sulle donne e nelle aree del Mezzogiorno. L’incrocio tra povertà, cronicità e solitudine produce un nucleo di anziani “triplemente fragili”, con elevato rischio di rinuncia alle cure, mancata aderenza terapeutica e peggioramento rapido dell’autonomia.
The Report indicates that public health spending in real terms has declined in recent years (-8% or so adjusted for inflation), while needs for prevention and ongoing care are growing.
Le previsioni segnalano un aumento di circa 1,6 milioni di anziani nei prossimi dieci anni, con crescita ancora più marcata degli anziani multicronici, cioè con due o più patologie concomitanti.Il Rapporto sottolinea il ruolo critico delle reti informali di aiuto (famiglia, vicinato, volontariato), che però si stanno assottigliando a causa della denatalità, della mobilità lavorativa e del cambiamento delle strutture familiari. Viene ribadita la necessità di rafforzare prevenzione primaria (stili di vita, alimentazione, attività fisica), prevenzione secondaria (screening) e presa in carico territoriale per contenere l’onere della cronicità.
L’elemento chiave del Rapporto è la simultaneità di tre dinamiche: crescita degli anziani, aumento della multimorbidità, incremento della solitudine; questo sposta il baricentro dall’ospedale al territorio e alla casa come luoghi centrali di cura.
La presenza di 1,3 milioni di ultra75enni senza aiuti adeguati nelle attività quotidiane indica un gap strutturale nella longterm care: ADI, SAD, strutture intermedie, cohousing e comunità di supporto diventano elementi essenziali di un nuovo modello di welfare.