Il tema dell’iniziativa principale e i contenuti

Si è svolto lo scorso 15 aprile, presso la Camera dei Deputati, l’incontro promosso dalla Fondazione Età Grande dal titolo “Radici e futuro – l’alleanza tra generazioni per la rinascita delle aree interne”.

Un appuntamento che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, esperti e operatori del sociale per affrontare un tema sempre più attuale: il rapporto tra giovani e anziani e il futuro dei territori più fragili del Paese.

Nel corso dell’incontro si sono alternati interventi dal tavolo dei relatori e momenti di riflessione condivisa, con particolare attenzione al ruolo delle generazioni nella costruzione di nuove prospettive di sviluppo.

Al centro del dibattito, la necessità di rafforzare il legame tra giovani e anziani, riconoscendo in questi ultimi non solo una componente da tutelare, ma una risorsa attiva per la società. Un passaggio più volte sottolineato durante gli interventi, in cui è emersa l’importanza della memoria, dell’esperienza e del contributo sociale delle persone anziane.

Ampio spazio è stato dedicato anche al tema delle aree interne, spesso segnate da spopolamento e isolamento. In questo contesto, è stata evidenziata la necessità di politiche capaci di rilanciare i territori, valorizzando le comunità locali e promuovendo nuove forme di collaborazione tra istituzioni e cittadini.

Tra i messaggi emersi nel corso dell’incontro, quello della responsabilità condivisa: costruire il futuro richiede il contributo di tutte le generazioni. È proprio nella relazione tra giovani e anziani, infatti, che può nascere un modello di sviluppo più equilibrato e sostenibile.

L’iniziativa si è conclusa con un confronto partecipato e con la consapevolezza che il tema dell’alleanza tra generazioni rappresenta una sfida centrale per il Paese.

Un momento di dialogo che non si esaurisce nell’incontro, ma che punta a tradursi in azioni concrete per il rilancio dei territori e il rafforzamento del tessuto sociale.

Il Rapporto Osservasalute 2025 fotografa un Paese che invecchia rapidamente: l’età media passa a 46,6 anni, con proiezioni verso circa 50,8 anni nel 2050.Gli over 65 rappresentano già circa un quarto della popolazione (intorno al 24–25%) e sono attesi in ulteriore crescita, fino a circa un terzo entro metà secolo. Aumentano nettamente le malattie croniche: ipertensione, diabete, BPCO, cardiopatie e multimorbidità sono più diffuse tra gli anziani, che trascorrono una quota crescente di anni in condizioni di salute non buona. 

The report highlights how many years of life gained are not necessarily years in good health, with an expansion of morbidity (more years lived with chronic conditions). 

Il 40% circa degli over 65 vive solo, pari a circa 4,4 milioni di persone, con una quota maggiore di donne anziane e un marcato squilibrio territoriale. Tra questi, circa 1,3 milioni di over 75 non ricevono un aiuto adeguato nelle attività quotidiane (cura personale, spostamenti, gestione della casa), configurando un bisogno latente di assistenza domiciliare. Il rapporto sottolinea che la solitudine è un fattore di rischio indipendente, associato a peggiori esiti di salute, maggiore uso inappropriato dei servizi ospedalieri e maggiore mortalità. 

In termini di condizioni economiche, si stima che il 6,2% degli over 65 sia in povertà assoluta e il 9,3% in povertà relativa, con un impatto più pesante sulle donne e nelle aree del Mezzogiorno. L’incrocio tra povertà, cronicità e solitudine produce un nucleo di anziani “triplemente fragili”, con elevato rischio di rinuncia alle cure, mancata aderenza terapeutica e peggioramento rapido dell’autonomia. 

The Report indicates that public health spending in real terms has declined in recent years (-8% or so adjusted for inflation), while needs for prevention and ongoing care are growing. 

Le previsioni segnalano un aumento di circa 1,6 milioni di anziani nei prossimi dieci anni, con crescita ancora più marcata degli anziani multicronici, cioè con due o più patologie concomitanti.Il Rapporto sottolinea il ruolo critico delle reti informali di aiuto (famiglia, vicinato, volontariato), che però si stanno assottigliando a causa della denatalità, della mobilità lavorativa e del cambiamento delle strutture familiari. Viene ribadita la necessità di rafforzare prevenzione primaria (stili di vita, alimentazione, attività fisica), prevenzione secondaria (screening) e presa in carico territoriale per contenere l’onere della cronicità. 

L’elemento chiave del Rapporto è la simultaneità di tre dinamiche: crescita degli anziani, aumento della multimorbidità, incremento della solitudine; questo sposta il baricentro dall’ospedale al territorio e alla casa come luoghi centrali di cura. 
La presenza di 1,3 milioni di ultra75enni senza aiuti adeguati nelle attività quotidiane indica un gap strutturale nella longterm care: ADI, SAD, strutture intermedie, cohousing e comunità di supporto diventano elementi essenziali di un nuovo modello di welfare.