Indice capitoli della carta dei diritti
e dei doveri della comunità.
Sei approfondimenti per conoscere i principi, i diritti e le responsabilità che accompagnano una nuova visione dell’età anziana.
Perché una Carta dei diritti dell’anziano e dei doveri della società?
I diversi ordinamenti in tutto il pianeta, seppure con alcune notevoli eccezioni, mostrano un sostanziale ritardo nel riconoscimento specifico dei diritti della persona anziana.
Preambolo 2
La carta si articola in cinque sezioni e vuole abbracciare problemi e prospettive della vita dell anziano in ogni contesto, allargando lo sguardo all intero pianeta, senza dimenticare le specificit! delle diverse situazioni sociali, economiche, culturali e geografiche.
I diritti ad una assistenza responsabile
Anche il quarto capitolo, nei suoi primi due articoli, disegna diritti e doveri per una assistenza responsabile affermando che
preambolo 4
Il capitolo 2 dedicato alla condizione anziana nella sua povertà ed ispirato ai principi enunciati dalla Nazioni Unite.
Il diritto ad una vita attiva di relazione
L’incipit della terza sezione è interamente dedicato alla garanzia di una vita di relazione, alla libertà di scelta della forma di convivenza, alla lotta alle discriminazioni ed al sostegno di chi si prende cura degli anziani.
Preambolo 6
Con il titolo V la carta prova a disegnare garanzie per tutti: che non manchino le cure, che esse abbiano l’obiettivo di guarire, quando possibile, che ci si occupi sempre di alleviare ogni forma di sofferenza e dolore.
Preambolo 1 - Perché una Carta dei diritti dell’anziano e dei doveri della società?
I diversi ordinamenti in tutto il pianeta, seppure con alcune notevoli eccezioni, mostrano un sostanziale ritardo nel riconoscimento specifico dei diritti della persona anziana. Basti pensare che la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo è stata adottata nel 1989, ormai 46 anni fa, e quella sui diritti delle persone con disabilità è stata adottata nel 2006. E’ innegabile che le recenti trasformazioni demografiche hanno portato alla emersione di quella che possiamo chiamare la “vecchiaia di massa”.
Si è verificata, cioè, una transizione epocale da popolazioni giovani e giovanissime dove gli anziani rappresentavano quote trascurabili – ancora nell’800 – ad una moderna distribuzione della popolazione che vede ormai quasi ovunque un cittadino su sei o addirittura uno su quattro superare i 65 anni di età.
Purtroppo, non si coglie quasi ma il valore di una conquista epocale – aver aggiunto 25-30 anni alla vita – ed anzi spesso si coglie la vecchiaia come uno scarto della vita civile, un tempo di perdita e naufragio, una condizione colta solo nelle espressioni della malattia ma non nel suo valore, quello che io chiamo di una età grande. Questa enorme trasformazione richiede un nuovo pensiero giuridico, culturale, umano ed economico che stenta ad affermarsi.
E’ vero, c’è una fragilità della condizione anziana. Ma è un suo esclusivo appannaggio? E’ interessante compararla con quella del minore, dei soggetti di età inferiore ai 16 anni, per i quali esiste invece un’ampia e consolidata legislazione, a partire, come dicevo, dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC 1989) con i suoi quattro principi di non discriminazione, di interesse superiore del bambino, del diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo, del diritto all’ascolto e alla partecipazione.
In particolare, all’art. 6 della suddetta Convenzione si afferma che “Gli Stati parti riconoscono che ogni fanciullo ha un diritto inerente alla vita.” Si riconosce, sebbene in modo non esplicito ma di tutta evidenza, che il fanciullo vive una condizione di vulnerabilità e fragilità tale da richiederne una protezione.
Lo stesso può affermarsi per l’anziano, seppure con le proprie specificità. La CRC tutela il diritto alla vita quando essa è al principio del proprio sviluppo, quando si tratta dei nostri figli e nipoti. Vorremmo la stessa protezione quando tanto si è vissuto e si torna ad essere fragili, a rischio, cioè di frangersi ma con tanti anni – quelli che la transizione demografica ci ha donato – ancora da vivere. Insomma, vorremmo una protezione per i nostri padri e nonni.
Occorre concepire la vecchiaia come una “età grande” in cui la fragilità convive con enormi potenzialità, con la possibilità di contribuire ancora molto alla vita civile e sociale. La Carta illustra perciò le basi di quella che potrebbe essere una Convenzione ONU per gli anziani, in tutta analogia a quella che tutela la vita del bambino. Essa si caratterizza inoltre perché identifica anche gli obblighi che ogni società e – vorremmo – ogni paese assumesse in vista dell’interesse superiore della sopravvivenza dell’anziano in condizioni di dignità e inclusione.
Su queste premesse, cari anziani, vorrei aprire con voi, in questa rubrica settimanale, un ampio dibattito.
Più di un dibattito: il vostro contributo vivo, esistenziale, umano alla stesura della Carta. Dico spesso che il peggior nemico degli anziani è l’idea che noi abbiamo della vecchiaia: un tempo di naufragio, dominato dal senso della decadenza, della perdita, della inutilità.
Non è così! Non può essere così per noi perché altrimenti condanneremo i nostri figli e nipoti alla stessa sorte! Siamo invece, la prima generazione di una vecchiaia di massa, che deve interpretare questa età della vita, dare una risposta, per noi e per quelli che verranno dopo di noi, di come questo tempo può e deve essere vissuto.
Ci sono diritti da difendere, ma prima ancora dobbiamo difendere il diritto a esistere, e ad esistere con un privilegio: io credo la nostra sia l’età della libertà e della generosità. Vecchi liberi e generosi nel voler bene. Liberi di aiutare gli altri, come e quando possiamo, magari con la preghiera, o con la propria memoria e la storio, oppure con l’impegno del volontariato, o con il nostro aiuto ai nipoti, o con il sostegno economico ai figli o…. in tanti altri modi
Si apre qui uno spazio per voi, per una consapevolezza nuova della vecchiaia, raccontate le vostre storie, i vostri problemi, le vostre risposte, condividetele e facciamone una storia comune e una rivolta comune all’idea di vecchiaia come scarto!
A voi la parola
Mons. Vincenzo Paglia
Preambolo 2
La carta si articola in cinque sezioni e vuole abbracciare problemi e prospettive della vita dell anziano in ogni contesto, allargando lo sguardo all intero pianeta, senza dimenticare le specificit! delle diverse situazioni sociali, economiche, culturali e geografiche.
Nel I Titolo, “Per il rispetto della dignità della persona anche nella terza età si evidenzia subito un approccio che, se da una parte rende l’anziano titolare di alcuni diritti, dall’altra evidenzia i doveri di familiari, operatori e vicini nonchè le responsabilità dei servizi e delle istituzioni.
Siamo infatti consapevoli che i diritti non sopravvivono senza una difesa attiva nella società civile e nella politica, senza una assunzione personale e collettiva, senza un pensiero comunitario.
Il primo capitolo della Carta, dedicato alla tutela della dignità delle persone anziane, fissa due importanti principi:
<<1.1 La persona anziana ha il diritto di determinarsi in maniera indipendente, libera, informata e consapevole con riferimento alle scelte di vita e alle decisioni principali che lo riguardano. 1.2 dovere dei familiari e di quanti interagiscono con la persona anziana fornirgli in ragione delle sue condizioni fisiche e cognitive tutte le informazioni e conoscenze necessarie per una autoderminazione libera, piena e consapevole.>>
Diritti e doveri qui concorrono a lavorare per un contesto dove la libertà di scelta non sia una parola vuota, diritto sulla carta. E viene individuato nello stesso tempo uno dei più grandi problemi della vita da anziani: la privazione della possibilità di scegliere.
Lo spiega bene il commento ai due articoli:
<<Nella terza età si entra spesso in un cono d’ombra, determinato apparentemente dalle condizioni di salute e dalla fragilità, in realtà espressione di un pregiudizio di etarismo, secondo cui le persone anziane non hanno più capacità di decisione autonoma, così come quella di gestione indipendente della propria vita. necessario distinguere una valutazione di dipendenza fisica o cognitiva dalla presunta incapacit! di decisione, spesso trasformata in implicita interdizione. Il fatto che una persona anziana abbia perso alcune capacit! fisiche e strumentali per vivere la vita quotidiana (lavarsi, alimentarsi, far uso del denaro, dei mezzi di trasporto, ecc.) non deve tramutarsi automaticamente in un giudizio di incapacit! di decidere, ed essere automaticamente sostituito dalle decisioni della famiglia, dei caregiver o dell amministratore di sostegno, abusi che ricorrono ad esempio quando si impedisce alla persona anziana di scegliere il tipo e la qualit! di cibo, di disporre dei propri documenti di identit! o di pagamento elettronico.>>
Permettetemi una notazione a partire sul grande dibattito che ebbe luogo sul green pass, sull obbligo vaccinale, che anim* le pagine dei giornali come possibile violazione alle libertà personali.
Non si discute affatto sulla ben più radicale mancanza di libertà presso gli anziani, soprattutto di quelli istituzionalizzati.
Una inchiesta del New York Times, dell 11 Settembre 2021, descriveva l’uso di farmaci antipsicotici sistematicamente somministrati agli anziani ospiti delle nursing home, dei meccanismi per aggirare le norme di legge, dei motivi e degli effetti.
Si tratta di un tragico utilizzo della contenzione chimica, esteso al 21% degli ospiti delle case di riposo negli Stati Uniti.
Una delle scorciatoie utilizzate, ad esempio, è quella di fare diagnosi di schizofrenia, utilizzata in 1 anziano ogni 9 in queste strutture, mentre a livello della popolazione generale il dato si ferma ad 1 su 150, una discrepanza enorme.
Oltre 200.000 anziani nelle case di riposo statunitensi hanno ricevuto diagnosi e “cure”.
Il fenomeno non è nuovo se si pensa che ad indagare su di esso, è stata una Commissione senatoriale del lontano 1976 dall eloquente titolo: “Nursing Home Care in the United States: failure in Public Policy”.
La contenzione chimica è diffusa anche in Italia.
Non se ne conoscono le esatte dimensioni e rappresenta un esempio davvero scandaloso di privazione delle libertà personali.
È il baratro in cui cadono tanti anziani in strutture, in particolare quelle abusive, che utilizzano la contenzione chimica per risolvere i problemi di carenza di personale, di opacità della pianta organica, di utilizzo del precariato fra case di riposo diverse e via dicendo.
La Commissione per la riforma della assistenza agli anziani, attraverso la Carta, vuole ribadire i diritti degli anziani, denunciando gli abusi e prospettando il nuovo orizzonte in cui iscrivere il futuro degli anziani.
La condanna della contenzione è chiara anche nell art. 3.6:
“La persona anziana ha il diritto alla salvaguardia della propria integrità psico-fisica e di essere preservato da ogni forma di violenza fisica e morale e di forme improprie di contenzione fisica, farmacologica e ambientale, nonchè di abuso e di negligenza intenzionale o non intenzionale.”
Il relativo commento propone addirittura la soluzione possibile:
<<Particolarmente importante appare la lotta a tutte le forme improprie di contenzione fisica, farmacologica e ambientale. Tale protezione dovrebbe essere assicurata indipendentemente dal fatto che violenze, abusi, negligenze avvengano in casa, all’interno di un’istituzione o altrove. La più efficace forma di prevenzione di questo tipo di abusi non è rappresentata dal ricorso a mere forme di controllo tecnologico quale ad esempio l utilizzo delle videocamere, ma dalla possibilit! di coltivare anche nei luoghi di cura la vita di relazioni e l interazione con l esterno da parte delle persone anziane: la presenza di visitatori e di volontari costituisce la miglior protezione contro gli abusi che possono perpetrarsi in spazi chiusi.>>
Preambolo 3 - I diritti ad una assistenza responsabile
Anche il quarto capitolo, nei suoi primi due articoli, disegna diritti e doveri per una assistenza responsabile affermando che
<<10.1 La persona anziana ha il diritto di concorrere alla definizione dei percorsi di cura, delle tipologie di trattamento e di scegliere le modalità di erogazione dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria. Le istituzioni e gli operatori sanitari e sociosanitari hanno il dovere di prospettare alla persona anziana tutte le opzioni disponibili per l’erogazione dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria.>>
C’è un diritto alla conoscenza delle possibili alternative, dei pro e dei contra di ciascuna, nella moderna complessità dei percorsi terapeutici. Si potrebbe dire che anche nel campo della assistenza occorre formulare un consenso informato, indispensabile presidio al rischio di informazioni errate quando non apertamente contraffatte, o semplicemente alla mancanza delle stesse. È esattamente in questa direzione che muovono gli articoli successivi disponendo che:
<<10.3 Alla persona anziana deve essere garantito il diritto al consenso informato in relazione ai trattamenti sanitari così come previsto dalla normativa vigente. 10.4. La persona anziana ha diritto a cure di alta qualità e a trattamenti adatti ai suoi personali bisogni e desideri. 10.5. La persona anziana ha diritto all’accesso appropriato ed effettivo ad ogni prestazione sanitaria ritenuta necessaria in relazione al suo stato di salute. 10.6. La persona anziana ha diritto di essere accudito e curato nell’ambiente che meglio garantisce il recupero della funzione lesa.>>
Illuminanti a questo proposito sono gli esempi riportati nel relativo commento:
<<frequenti sono i casi in cui per l’erogazione di un trattamento sanitario è richiesto impropriamente il consenso all’amministratore di sostegno anche laddove la persona anziana risulti capace di esprimerlo, così come i casi in cui le informazioni sullo stato di salute vengono fornite solamente ai parenti e non alle persone anziane interessate né ad altri soggetti da queste indicati.>>
I successivi articoli mirano a garantire agli anziani cure della stessa qualità offerte ai più giovani; che i setting assistenziali non producano, paradossalmente, disabilità o perdita della autosufficienza; che le terapie e l’assistenza abbiano sempre anche obiettivi di recupero e di ritorno alle condizioni di salute e di vita precedenti.
Erogare l’assistenza domiciliare rappresenta in sè una garanzia: sappiamo bene infatti come la istituzionalizzazione rappresenta un fattore intrinseco di invalidità fisica e mentale: il cosiddetto allettamento, gli stati di confusione che accompagnano inevitabilmente il distacco da casa, la immobilità cui si è costretti, il cambio di alimentazione, i diversi ritmi del sonno, la povertà delle attività che è possibile svolgere, l’isolamento sociale oggettivo, solo per citare le variabili più significative.
È questa la ratio degli articoli che seguono:
<<11.2. Gli operatori sanitari e sociosanitari hanno il dovere di mantenere l’indipendenza e l’autonomia della persona anziana bisognosa di cure. 11.3 Gli operatori sanitari e sociosanitari hanno il diritto di conseguire una formazione professionale adeguata alle esigenze delle persone anziane.>>
preambolo 4
Il capitolo 2 dedicato alla condizione anziana nella sua povertà ed ispirato ai principi enunciati dalla Nazioni Unite. Infatti, il Titolo II – Indipendenza e Protezione nella fragilità della vecchiaia afferma negli art. 5 e 5.1 il diritto al sostentamento e alla tutela del reddito e quello al proprio sostentamento, in particolare ad un accesso sicuro al cibo, all’acqua, ad un riparo, ad un abbigliamento ed una assistenza adeguati. Ci si ispira, cio , ai “United Nations Principles for Older Persons”, adottati dall’Assemblea Generale con la risoluzione 46/91 del 16 dicembre 1991, che in uno sguardo ampio e consapevole, coglievano i problemi emergenti di una vecchiaia che in Asia, Africa e America Latina era colpita non solo dalla malattia e fragilità ma anche da una condizione di povertà e precarietà da cui andava difesa. In questo senso particolarmente acute si fanno le disparità fra over 65 nei diversi contesti, tali da richiedere, oltre alla enunciazione di principi un più forte e vincolante approccio, proprio quello di una convenzione fra stati membri.
Preambolo 5 - Il diritto ad una vita attiva di relazione
L’incipit della terza sezione è interamente dedicato alla garanzia di una vita di relazione, alla libertà di scelta della forma di convivenza, alla lotta alle discriminazioni ed al sostegno di chi si prende cura degli anziani, affermando che «3.1 La persona anziana ha il diritto di avere una vita di relazione attiva. 3.2 La persona anziana ha diritto di vivere con chi desidera. 3.3 Istituzioni e società hanno il dovere di evitare nei confronti delle persone anziane ogni forma di reclusione, ghettizzazione, isolamento che impedisca loro di interagire liberamente con le persone di tutte le fasce di età presenti nella popolazione. 3.4 È dovere delle istituzioni garantire il sostegno ai nuclei familiari che hanno anziani al proprio interno e che intendono continuare a favorire la vita in convivenza. 3.5 Istituzioni e società hanno il dovere di garantire la continuità affettiva delle persone anziane attraverso visite, contatti e frequentazioni con i propri parenti o con coloro con cui si hanno relazioni affettive».
Si intrecciano qui tre temi di estremo rilievo: la consapevolezza che l’anziano nella sua fragilità dipende ancor più dalle relazioni e dall’affetto, da una rete di contatti quotidiani che lo circonda e lo sostiene, la lotta ad ogni forma di emarginazione e di esclusione, il sostegno a chi lo sostiene. La letteratura scientifica è ricca di studi che dimostrano la forte associazione tra solitudine e malattie cardiovascolari, perdita della autonomia, demenza, depressione e molti altri disturbi negli over 65. Per questo è ancora più grave il fatto che molti siano lasciati soli in una incuria sociale che diviene presto e inesorabilmente domanda sanitaria. Spesso sono lasciati soli anche i familiari e i caregiver, quei numerosi e preziosi sostegni che però devono portare avanti il resto della famiglia, lavorare e provvedere alle necessità dei propri cari senza aiuto.
Preambolo 6
Con il titolo V la carta prova a disegnare garanzie per tutti: che non manchino le cure, che esse abbiano l’obiettivo di guarire, quando possibile, che ci si occupi sempre di alleviare ogni forma di sofferenza e dolore. Quest’ultimo punto è stato ritenuto così importante dalla Commissione, da essere inserito in realtà in un capitolo dedicato, dove troviamo il seguente testo: «La persona anziana ha il diritto di accedere alle cure palliative, nel rispetto dei principi di conservazione della dignità, del controllo del dolore e della sofferenza sia essa fisica, mentale o psicologica, fino alla fine della vita. Nessuno dovrebbe essere abbandonato sulla soglia dell’ultimo passaggio».
Esso è accompagnato dal seguente commento: «Il crescente invecchiamento della popolazione, l’evoluzione del quadro epidemiologico e i progressi della scienza medica rendono sempre più attuale la necessità di garantire alle persone anziane un adeguato accesso alle cure palliative ed un rinnovato sostegno umano, sociale e spirituale. Come evidenziato dalla letteratura internazionale di riferimento, accanto agli elementi generali su cui si fondano le cure palliative (identificazione precoce, multidimensionalità della valutazione e delle cure, continuità delle cure e pianificazione individualizzata dei percorsi di cura e assistenza), occorre considerare la specificità dei bisogni espressi dai malati anziani e le modalità con cui questi bisogni si manifestano. In tal senso, occorre considerare che la solitudine è sempre una condizione dura, ma nei momenti della debolezza e della malattia lo è ancor più. Con il dolore è insopportabile; si preferisce la morte al soffrire da soli. La richiesta della eutanasia spesso parte di qui. I familiari, i corpi sociali, la collettività, hanno il dovere di non delegare alla sola dimensione medica le necessità del morente, ma di accompagnarlo degnamente e affettuosamente negli ultimi tempi della vita».
La lotta al dolore attraversa tutti i capitoli del nostro testo: essa è insieme diritto, tutela di assistenza e cura, accompagnamento umano e sociale nella consapevolezza che il dolore non può e non deve essere vissuto in solitudine. Da questo desiderio che è di tutti, semplicemente di essere curati nel migliore dei modi, e accompagnati nelle diverse difficoltà della vita, nasce la proposta della Commissione di un modello nuovo di cura, vicino alle abitazioni, attento al sociale, preoccupato della prevenzione, alla ricerca di sinergie. Cito solo l’ Art. 12 sul diritto all’accompagnamento e alla relazione umana:
12.1. Ogni anziano ha il diritto di essere accompagnato, ascoltato e sostenuto nel fine vita.
12.2. La società deve garantire presenza solidale, conforto, rispetto dei suoi bisogni spirituali, relazionali ed esistenziali.
12.3. La società ha il dovere di promuovere la relazione e la comunicazione personalizzata, evitando l’isolamento sociale e familiare dell’anziano.
Art. 14 Il diritto a cure palliative, terapia del dolore e sollievo della sofferenza.
Insomma, si tratteggia un orizzonte umano in cui anche la morte, la nostra fine, assume un tratto solidale, rispettoso, amorevole, di vero accompagnamento.
Carta per i Diritti delle Persone Anziane e i Doveri della Comunità
Un documento di riferimento dedicato ai diritti delle persone anziane e alle responsabilità che istituzioni, professionisti, famiglie e comunità sono chiamati ad assumere.
Diritti, dignità e responsabilità della comunità
La Carta propone una visione organica dei diritti delle persone anziane, affiancando a ciascun diritto le responsabilità della comunità.
Per rendere la pagina più leggibile, i testi integrali del Preambolo e del Valore della Carta sono disponibili in due approfondimenti dedicati.
Preambolo
Il quadro costituzionale e sovranazionale da cui prende avvio la riflessione sui diritti delle persone anziane e sui doveri inderogabili di solidarietà della comunità.
Valore della Carta
Finalità, riferimenti internazionali e funzione operativa della Carta come strumento di orientamento per istituzioni, operatori e comunità.
Preambolo
La Costituzione italiana non contempla una tutela specifica dei diritti delle persone anziane. La sua stesura in anni in cui le problematiche della Terza Età erano meno rilevanti nel dibattitto pubblico odierno hanno contribuito a far sì che non vi fosse sul tema alcun preciso riferimento nella Carta costituzionale, che si è limitata a prevedere misure assistenziali in caso di vecchiaia. Anche per questo in anni più recenti e in diversi modi si è pensato di ovviare a questa mancanza, ad esempio introducendo all’art. 3 tra i fattori di non discriminazione l’età. Diverso è stato invece l’atteggiamento delle istituzioni dell’Unione Europea.
La Carta dei diritti fondamentali, siglata nel 2000, ha dedicato un articolo specifico ai diritti delle persone anziane, l’art. 25 per il quale “L’Unione riconosce e rispetta il diritto delle persone anziane di condurre una vita dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita sociale e culturale”. Si tratta di un’efficace base normativa da cui muovere per una riflessione approfondita ed una proposta innovativa che rispondano ai crescenti e non rinviabili bisogni espressi dalle persone anziane.
Va detto del resto che l’assenza esplicita del tema nella nostra Costituzione non impedisce di rinvenire in essa sicure fondamenta alle quali ancorare la definizione dei diritti delle persone anziane, innanzitutto partendo dai principi di solidarietà e di uguaglianza. La persona anziana fa naturalmente parte delle formazioni sociali e nelle relazioni con i componenti di tali formazioni ai diritti delle persone anziane corrispondono i “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” sanciti dall’art. 2 e il compito imposto dall’art. 3 alla Repubblica “di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Pertanto, la Costituzione, ancorché non parli espressamente delle persone anziane, esige tuttavia che sia assicurata un’adeguata promozione e protezione ai loro diritti e l’adempimento dei doveri nei loro confronti.
Valore della Carta
La Carta per i diritti delle persone anziane e i doveri della comunità, frutto del lavoro della Commissione per la riforma della assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana istituita presso il Ministero della salute, rispetto ad una mera enunciazione astratta dei diritti delle persone anziane e dei doveri della comunità intende compiere un passo ulteriore in un duplice senso: se da un lato si pone lo scopo di incidere nell’ordinamento prospettando al legislatore principi fondamentali e diritti che possono trovare un riconoscimento formale in specifici atti normativi, dall’altro offre indicazioni operative ed organizzative ad istituzioni ed operatori chiamati a prendersi cure delle persone anziane.
La Carta intende declinare in concreto le indicazioni contenuti in alcuni documenti internazionali, quali la Raccomandazione del Comitato dei Ministri CM / Rec (2014) 2 agli Stati membri del Consiglio d’Europa sulla promozione dei diritti umani delle persone anziane adottata il 19 Febbraio 2014 e la Carta europea dei diritti e delle responsabilità delle persone anziane bisognosi di assistenza e di cure a lungo termine elaborata nel giugno 2010 nell’ambito del Programma Europeo DAPHNE III contro l’abuso verso le persone anziane da un gruppo di collaborazione di 10 paesi come parte del progetto EUSTACEA.
Infine, la Carta obbedisce allo scopo di facilitare la conoscenza per le persone anziane dei loro diritti fondamentali e di accrescere la loro consapevolezza, nonché dei doveri che gravano su quanti entrano in relazione con loro.
Si tratta di obiettivi che potrebbero essere perseguiti con immediatezza attraverso una traduzione dei contenuti della Carta in una direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri per ispirare ed orientare l’azione delle pubbliche amministrazioni, nonché in un possibile accordo in Conferenza Unificata per condividerli con regioni ed enti locali.
Tre principi, una sola visione della persona
I contenuti della Carta sono organizzati in tre grandi aree. I testi integrali sono consultabili nei relativi accordion.
Rispetto della dignità della persona
Autodeterminazione, rispetto, riservatezza e tutela della dignità della persona anche nelle condizioni di maggiore fragilità.
Vai al capitolo →Assistenza responsabile
Percorsi di cura, consenso informato, qualità dell’assistenza, autonomia e responsabilità degli operatori.
Vai al capitolo →Vita attiva di relazione
Relazioni, inclusione, protezione dagli abusi, cultura, partecipazione e libertà di movimento.
Vai al capitolo →PER IL RISPETTO DELLA DIGNITÀ DELLA PERSONA ANCHE NELLA TERZA ETÀ
1.1–1.2Autodeterminazione, libertà e informazione
Nella terza età si entra spesso in un cono d’ombra, determinato apparentemente dalle condizioni di salute e dalla fragilità, in realtà espressione di un pregiudizio di ageismo, secondo cui le persone anziane non hanno più capacità di…
1.3–1.7Dignità, rispetto, riservatezza e cure palliative
Il crescente invecchiamento della popolazione, l’evoluzione del quadro epidemiologico e i progressi della scienza medica rendono sempre più attuale la necessità di garantire alle persone anziane un adeguato accesso alle cure palliative…
PER UN’ASSISTENZA RESPONSABILE
2.1–2.2Percorsi di cura e libertà di scelta
L’esercizio di tale diritto non viene facilitato dalle differenti scelte non sempre adeguate effettuate in materia di assistenza sanitaria e sociosanitaria. Ad esempio, se l’assistito sceglie di rimanere presso la propria dimora invece…
2.3–2.5Consenso informato, informazione e prevenzione degli abusi
Frequenti sono i casi in cui per l’erogazione di un trattamento sanitario è richiesto impropriamente il consenso all’amministratore di sostegno anche laddove la persona anziana risulti capace di esprimerlo, così come i casi in cui le…
2.6–2.9Qualità, appropriatezza e ambiente di cura
L’assistenza e la cura delle persone anziane dovrebbero fin quando è possibile essere garantite a domicilio, essendo questo l’ambiente che meglio stimola il recupero o il mantenimento della funzione lesa, fornendo ogni prestazione…
2.10–2.11Autonomia e formazione professionale
Alcune prassi assistenziali, quali ad esempio alzare dal letto i pazienti solo quando è disponibile il personale di servizio, favorire l’allettamento delle persone per evitare le cadute, fino all’adozione di forme di contenzione,…
PER UNA VITA ATTIVA DI RELAZIONE
3.1–3.5Relazioni, convivenza e continuità affettiva
La possibilità di una vita di relazione attiva non risulta garantita non solo quando le persone sono confinate in casa o nelle strutture di cura con una ridotta possibilità di incontri e visite, ma anche quando i luoghi di cura sono…
3.6–3.7Integrità, protezione da violenza e abuso
Al fine di contrastare con decisione ogni forma di violenza nei confronti delle persone anziane potrebbe essere considerata l’introduzione di aggravanti di pena nel caso di violenze morali e fisiche, maltrattamenti, privazioni di cure…
3.8–3.9Cultura, partecipazione e inclusione digitale
La garanzia di questo diritto richiede l’esercizio di una protezione pubblica da parte di enti ed amministrazioni, chiamati a trovare idonee soluzioni atte ad evitare processi di emarginazione. A tal fine le istituzioni devono fornire…
3.10Credenze, opinioni e sentimenti
Il diritto di esercitare le pratiche religiose da parte delle persone anziane è vanificato dalla mancanza di luoghi di culto, nonché dalla ricorrente scelta di chiudere i servizi religiosi presso i luoghi di accoglienza e cura.
3.11–3.12Libertà di movimento e accessibilità
L’ambiente urbano non è privo di impedimenti e barriere per la mobilità delle persone anziane, le quali subiscono, come le altre persone fragili, notevoli limitazioni negli spostamenti sui mezzi di trasporto, nei luoghi pubblici ed…
1.1–1.2 · Esempi e considerazioni
1.3–1.7 · Esempi e considerazioni
2.1–2.2 · Esempi e considerazioni
2.3–2.5 · Esempi e considerazioni
2.6–2.9 · Esempi e considerazioni
2.10–2.11 · Esempi e considerazioni
3.1–3.5 · Esempi e considerazioni
3.6–3.7 · Esempi e considerazioni
3.8–3.9 · Esempi e considerazioni
3.10 · Esempi e considerazioni
3.11–3.12 · Esempi e considerazioni
Versioni della Carta
I diritti delle persone anziane sono una responsabilità di tutti.
Conoscere e diffondere la Carta significa contribuire a costruire una comunità più attenta alla dignità, alla cura, all’autonomia e alla partecipazione.